Prato. Topi e condizioni disumane nel megacapannone di San Giusto: tre imprenditori arrestati e 30 clandestini rintracciati

Topi, sporcizia e bombole di gas ammassate in cucine improvvisate accanto a decine di giacigli utilizzati come dormitori: sono queste le condizioni che ha trovato in un capannone artigianale di San Giusto la Squadra Interforze, costituita da carabinieri, polizia municipale, Ispettorato del Lavoro, Inps, Inail e Asl 4 di Prato.

I controlli hanno poi interessato anche altri immobili a Montemurlo con un bilancio finale di tre imprenditori cinesi arrestati: un 33enne e un 40enne, titolari delle due confezioni di Prato e un 36enne di Montemurlo.

L’immobile di San Giusto, oltre 2.000 mq di proprietà di un pratese, ospitava complessivamente sei imprese, di cui una edile gestita da italiani e cinque ditte cinesi di abbigliamento. Numerose le irregolarità riscontrate nei 1.300 metri affittati dagli imprenditori orientali. In particolare sono state rinvenute 23 persone prive di documenti personali e di soggiorno, tutte di origine cinese. Un vero e proprio nascondiglio è stato scoperto nel corridoio costituente originariamente via di esodo, utilizzato invece come dormitorio: nella parte centrale, nascosta da materiali e macchinari e con un cunicolo come entrata, è stata rinvenuta un’area soppalcata di circa 800 mq di superficie comlessiva, con 5 cucine e 60 dormitori per 90 posti letto.

Le condizioni igieniche sono apparse pessime: durante l’ispezione in più di una circostanza sono stati avvistati ratti, mentre i loro escrementi costellavano l’intera zona ad uso abitativo. Trovate anche 29 bombole di GPL da 15 kg ciascuna: mentre gli agenti eseguivano il controllo in una delle cucine, dove si stava preparando la colazione a base di cibi fritti, è divampato un piccolo incendio che prontamente è stato estinto.

«Condizioni di lavoro e di vita disumane, che fanno capire che mentre alcuni insistono a parlare di integrazione, le violazioni delle normative vigenti sono sempre più gravi e pericolose, come nella maxioperazione di stamani – commenta l’assessore alla Sicurezza urbana Aldo Milone – Come abbiamo sottolineato infatti anche in altre occasioni, l’attività di controllo non è improntata solo al contrasto dell’illegalità, ma anche alla prevenzione dei disastri che causerebbe lo scoppio delle bombole che abusivamente vengono stoccate nelle cucine ricavate nei capannoni. In questo senso colpiamo anche i proprietari immobiliari, che non possono lucrare sull’affitto di locali dove si realizzano violazioni di legge così gravi. Ringrazio pertanto del loro incessante lavoro tutti componenti del Nucleo Interforze, grazie a cui noi facciamo i fatti. Agli altri, a coloro che si riempiono la bocca con l’integrazione e poi fanno finta di non vedere in quali condizioni vivono e lavorano gli operai cinesi, lasciamo le parole».

Il capannone è stato sottoposto a sequestro penale e anche il titolare dell’impresa immobiliare proprietaria sarà segnalato per avere indebitamente frazionato l’immobile. Fermati 127 macchinari tra taglierine, stiratrici, punzonatrici e cucitrici, molte delle quali non adeguate alla normativa sulla sicurezza del lavoro. Alcune delle attività imprenditoriali sono state sospese da parte della Direzione Territoriale del Lavoro per impiego di manodopera a nero ed in stato di clandestinità e i titolari sono stati denunciati per avere favorito la permanenza sul nostro territorio di lavoratori senza permesso di soggiorno.

Compresi i controlli di Montemurlo sono stati 30 i clandestini rintracciati dai carabinieri che hanno anche segnalato all’Agenzia delle Entrate la probabile evasione fiscale relativa all’alta percentuale di lavoratori clandestini rintracciati durante i blitz.

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